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Editoriale

Can che abbia non morde

di Alessandro Pillitu

Passeggiando per strada si incontrano spesso cagnolini piccoli che, per dimostrare al mondo di esistere, cominciano ad abbaiare inferociti nei confronti di qualunque cosa si muova nelle loro vicinanze. Hanno molta più paura loro di quanti li avvicinano, ma fanno scena. E baccano.
In questi giorni di elevate discussioni giuridiche, alimentate dagli emendamenti presentati a sorpresa dalla maggioranza, in tanti hanno vestito i panni dei cagnolini ululanti.
Dopo aver annusato l’aria in cerca di un osso, i maestri del dialogo avevano pensato che il congelamento del vergognoso emendamento su “Rete4” rappresentasse una dimostrazione di forza dell’opposizione e della correttezza dell’atteggiamento conciliante.
Le pacche sulle spalle hanno prodotto la batosta delle amministrative siciliane, dove il PD è il terzo partito dietro il PDL e l’UDC.
Ora che sua Emittenza getta la maschera e mostra i reali interessi di questo scorcio di legislatura, i dirigenti-ombra ripropongono scenari aventiniani, appiattendosi sulla linea dipietrista e tornando al muro contro muro.
Complimenti, ci siamo guadagnati (forse) l’applauso di Travaglio e Grillo. O, per questa volta, non avranno di che rimproverarci.
Per il resto non ci siamo.
Abbiamo, pacatamente e serenamente, buttato all’aria tutto ciò che abbiamo sostenuto in campagna elettorale sul rapporto con la maggioranza.
Alzi la mano – o scriva alla nostra redazione – chi pensava che il Governo Berlsuconi quater, con la maggioranza più ampia mai vista nella storia della Repubblica, non avrebbe sfruttato l’occasione per sistemare alcuni conti pendenti con alcune Procure.
E non serve a niente cercare le colpe della rottura del dialogo. O si crea un nuovo tipo di opposizione, o è meglio ripensare in chiave critica una serie di filastrocche che ci ripetiamo da un po’ di tempo.
Partiamo da un dato: agli italiani le inchieste che coinvolgono i potenti interessano sempre meno. Sono passati i tempi delle monetine per Craxi all’Hotel Raphael.
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I numeri della sconfitta PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabrizio Mazzonna   
Saturday 19 April 2008

Sono passate da poco le 20 e Veltroni appare sul palco della sala stampa del Loft ammettendo subito la sconfitta elettorale. Gesto importante, di distensione.
Ciò che non convince dalle sue parole è l’analisi del risultato elettorale, confermata dallo stesso la mattina seguente dagli stessi microfoni.
Veltroni, infatti, dice di essere soddisfatto del risultato affermando che il PD ha aumentato i suoi consensi nel paese, non solo rispetto a Settembre (dove i sondaggi lo davano sotto di 22 punti), ma anche rispetto alle elezioni del 2006, che portarono Romano Prodi alla guida del paese per la seconda volta.
In  realtà, se si guarda solamente alle percentuali della Camera, il PD sembra essere avanzato rispetto all’Ulivo, ma se consideriamo i Radicali, oggi nelle file del Pd e 2 anni fa insieme ai Socialisti nella Rosa nel Pugno, tale percentuale sembra essere stabile o in leggero calo.
Ma un’analisi più dettagliata deve necessariamente guardare ai voti assoluti, perché le percentuali dipendono dai votanti (questa volta in calo) e non permettono, quindi, di vedere reali avanzamenti del consenso degli schieramenti tra la popolazione.
L’analisi, inoltre, viene compiuta solo sulla Camera, perché è solo lì che votano tutti i cittadini sopra i 18 anni.
 Il confronto, in questo caso, diviene spietato. Andiamo ai fatti salienti:
1.    Il PD perde rispetto all’Ulivo del 2006, considerando i Radicali, poco meno di 500 mila voti.
2.    La Sinistra Arcobaleno tracolla, perdendone circa 2milioni e 700 mila.
3.    I voti del Popolo delle Libertà sono in termini assoluti circa gli stessi della somma di Forza Italia e AN, mentre guadagna ben 1,2 milioni di voti la Lega Nord.
4.    Aumentano gli astenuti rispetto al 2006 di circa 1,7 milioni.

Appare chiaro guardando alla tabella, che chi esce con le ossa rotte è la Sinistra radicale che, complice la legge elettorale, sparisce dai due rami del Parlamento.

Ora, anche ipotizzando che l’astensionismo sia stato tutto a danno della Sinistra Arcobaleno (come ipotizza Giordano), la sua perdita di voti è di un milione superiore al dato degli astenuti.
Ciò significa che il PD, per la logica del voto utile, ha sicuramente strappato molti consensi alla sua Sinistra, come confermato anche dalle contemporanee elezioni Amministrative, dove il PD scende nei consensi rispetto alla Camera, a favore della Sinistra Arcobaleno.
Tale dato non fa che evidenziare un’emorragia di voti al centro:
se il PD nonostante i voti strappati alla sua Sinistra, alla fine perde 500 mila voti, significa che quelli persi al centro sono quasi certamente più di un milione, anche ipotizzando al Nord un passaggio di voti dalla Sinistra alla Lega.
Ora una riflessione su questo dato credo sia opportuna.
La scelta di andare da soli, e la linea politica del segretario del PD tutta orientata ad un taglio con il passato e mirante al centro, non ha ottenuto i risultati sperati.
Gli ammiccamenti alla classe media e al Nord produttivo, con promesse di tagli di tasse e fisco amico con candidature mirate (vedi quella di Calearo e Collaninno), si sono rivelate non credibili agli occhi degli elettori italiani e l’unico risultato ottenuto è stato quello di recuperare i voti persi al centro schiacciando la Sinistra.
L’inseguimento di Berlusconi sul terreno della cura dell’immagine e della comunicazione, sembra esseri rivelato un fallimento.

 

Ulivo-PD
2006              2008
Ulivo +Rosa nel Pugno                       
(meno socialisti)        PD          
12.565.830        12.092.998
differenza        -472.832

Sinistra Radicale
Rifond.+Pdci+Verdi        Sinistra Arcobaleno
3.898.460        1.124.418
differenza        -2.774.042
 
Voti validi
2006        2008
38.153.343        36.452.305
 
Destra
FI+AN 2006        PDL 2008
13.756.102        13.628.865

Lega 2006        Lega 2008
1.747.730        3.024.522

 

 
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