Editoriale
Can che abbia non morde
di Alessandro Pillitu Passeggiando per strada si incontrano spesso cagnolini piccoli che, per dimostrare al mondo di esistere, cominciano ad abbaiare inferociti nei confronti di qualunque cosa si muova nelle loro vicinanze. Hanno molta più paura loro di quanti li avvicinano, ma fanno scena. E baccano. In questi giorni di elevate discussioni giuridiche, alimentate dagli emendamenti presentati a sorpresa dalla maggioranza, in tanti hanno vestito i panni dei cagnolini ululanti. Dopo aver annusato l’aria in cerca di un osso, i maestri del dialogo avevano pensato che il congelamento del vergognoso emendamento su “Rete4” rappresentasse una dimostrazione di forza dell’opposizione e della correttezza dell’atteggiamento conciliante. Le pacche sulle spalle hanno prodotto la batosta delle amministrative siciliane, dove il PD è il terzo partito dietro il PDL e l’UDC. Ora che sua Emittenza getta la maschera e mostra i reali interessi di questo scorcio di legislatura, i dirigenti-ombra ripropongono scenari aventiniani, appiattendosi sulla linea dipietrista e tornando al muro contro muro. Complimenti, ci siamo guadagnati (forse) l’applauso di Travaglio e Grillo. O, per questa volta, non avranno di che rimproverarci. Per il resto non ci siamo. Abbiamo, pacatamente e serenamente, buttato all’aria tutto ciò che abbiamo sostenuto in campagna elettorale sul rapporto con la maggioranza. Alzi la mano – o scriva alla nostra redazione – chi pensava che il Governo Berlsuconi quater, con la maggioranza più ampia mai vista nella storia della Repubblica, non avrebbe sfruttato l’occasione per sistemare alcuni conti pendenti con alcune Procure. E non serve a niente cercare le colpe della rottura del dialogo. O si crea un nuovo tipo di opposizione, o è meglio ripensare in chiave critica una serie di filastrocche che ci ripetiamo da un po’ di tempo. Partiamo da un dato: agli italiani le inchieste che coinvolgono i potenti interessano sempre meno. Sono passati i tempi delle monetine per Craxi all’Hotel Raphael. Leggi Tutto
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Scritto da Simone Liuzzi
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Tuesday 06 May 2008 |
Fammi sognare lui che scende e che sale e si sente l'AmericaFammi l'amore lei che pensa ad un altro e si inventa l'AmericaG. Nannini, America
L'America è stata lo specchio dell'anima della parabola veltroniana. Il riferimento costante, la misura di ogni cosa, specialmente della rimonta impossibile di questa tragica campagna elettorale. L'America democratica, è ovvio. Ma quale America democratica? Dall'"I care" al "we can", Walter Veltroni ha sempre scelto la linea Kennedy-Obama, preferendola a quella para-socialdemocratica Roosvelt-Clintons. I diritti, dunque. Il grande sogno, gli ideali, il leader carismatico giovane e bello (Kennedy), che prevalgono sull'impegno militare in VietNam e sulla Baia dei Porci, preferiti alla concreta ruvidezza della ricostruzione economica di una nazione che prevale sull'immagine sbiadita di un poliomelitico (Roosvelt). Fatto sta che nell'Italia di oggi si è replicato uno spettacolo già visto nell'America delle ultime tornate elettorali: i Democratici parlano del grande sogno, promettono un luminoso futuro di speranza; poi arriva un Bush rozzo, imbarazzante, apparentemente stupido. Lui parla al ventre dell'America, raggiunge le fattorie sparse nelle praterie battute dai tornados, la miseria del Sud, l'arrogante ricchezza di petrolieri e share-holder. Tocca le corde risonanti della nazione, parla al Suo popolo. E vince.
Il modello esplicito di questa campagna, come è noto, non è stato lo sconfitto Kerry, ma il trionfante Obama delle primarie. Del suo "pacchetto" abbiamo ripreso tutto, se si esclude il sol dell'avvenire sui cartelli, troppo socialist per le nostre latitudini, di quest'epoca. Abbiamo ripreso Il Grande Messaggio, la Speranza, lo Slogan, l'Efficacia Comunicativa, la capacità di bucare il video. Ci siamo solo scordati in un cantuccio il vero nerbo del successo del (probabile) futuro leader democratico: i volontari che casa per casa cercano di convincere ogni singolo registered democrat dello stato a votare Barak, il milione di telefonate ogni 37 milioni di votanti, i comitati di quartiere. La militanza insomma. Al dunque, abbiamo acquistato la confezione in plastica iridescente del successo, ma abbiamo sostituito il principale ingrediente, la mobilitazione popolare, con i wolontari.ilcannocchiale.it. Tutto il resto è già storia. Sarà mai memoria? |
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