Editoriale
Can che abbia non morde
di Alessandro Pillitu Passeggiando per strada si incontrano spesso cagnolini piccoli che, per dimostrare al mondo di esistere, cominciano ad abbaiare inferociti nei confronti di qualunque cosa si muova nelle loro vicinanze. Hanno molta più paura loro di quanti li avvicinano, ma fanno scena. E baccano. In questi giorni di elevate discussioni giuridiche, alimentate dagli emendamenti presentati a sorpresa dalla maggioranza, in tanti hanno vestito i panni dei cagnolini ululanti. Dopo aver annusato l’aria in cerca di un osso, i maestri del dialogo avevano pensato che il congelamento del vergognoso emendamento su “Rete4” rappresentasse una dimostrazione di forza dell’opposizione e della correttezza dell’atteggiamento conciliante. Le pacche sulle spalle hanno prodotto la batosta delle amministrative siciliane, dove il PD è il terzo partito dietro il PDL e l’UDC. Ora che sua Emittenza getta la maschera e mostra i reali interessi di questo scorcio di legislatura, i dirigenti-ombra ripropongono scenari aventiniani, appiattendosi sulla linea dipietrista e tornando al muro contro muro. Complimenti, ci siamo guadagnati (forse) l’applauso di Travaglio e Grillo. O, per questa volta, non avranno di che rimproverarci. Per il resto non ci siamo. Abbiamo, pacatamente e serenamente, buttato all’aria tutto ciò che abbiamo sostenuto in campagna elettorale sul rapporto con la maggioranza. Alzi la mano – o scriva alla nostra redazione – chi pensava che il Governo Berlsuconi quater, con la maggioranza più ampia mai vista nella storia della Repubblica, non avrebbe sfruttato l’occasione per sistemare alcuni conti pendenti con alcune Procure. E non serve a niente cercare le colpe della rottura del dialogo. O si crea un nuovo tipo di opposizione, o è meglio ripensare in chiave critica una serie di filastrocche che ci ripetiamo da un po’ di tempo. Partiamo da un dato: agli italiani le inchieste che coinvolgono i potenti interessano sempre meno. Sono passati i tempi delle monetine per Craxi all’Hotel Raphael. Leggi Tutto
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L'onorevole Rom e i bambini smarriti |
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Scritto da Simone Liuzzi
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Saturday 31 May 2008 |
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Una distinta signora di 33 anni si è aggirata questo mese per i campi nomadi italiani, scoprendo una miscela di ingiustizia, degrado e malgoverno a dir poco esplosiva. Eleganza informale, capelli raccolti in una coda, orecchini a cerchio, ecco l'On. Viktória Mohácsi, la Rom che non ti aspetti. Nata in una cittadina ungherese dal nome impronunciabile, laureata in Comunicazione all'Università di Szeged (la più importante del paese), è oggi Eurodeputata dell'Alleanza dei Liberi Democratici - Il Partito Liberale Ungherese, affiliato al ELDR-ALDE, attivissima sul fronte dei diritti dei Rom. Dopo il grave attacco incendiario al campo di Ponticelli, è venuta in Italia per un'indagine conoscitiva sulla situazione dei nomadi a Napoli e nella capitale, ospite dei Radicali. Questo è stato ampiamente riportato dai media, che però non si sono soffermati sui risultati di questa indagine e sulla relazione al parlamento europeo che ne è seguita. Il quadro emerso è agghiacciante: intere famiglie in Italia continuativamente da venti o trent'anni, quindi di cittadini italiani a tutti gli effetti, sono tuttora prive di documenti anagrafici e dell'accesso al sistema sanitario, vivono ammassati in spazi ridotti e privi di servizi, sottoposti alla violenza di gruppi di facinorosi italiani ed a misteriosi arresti non legati a specifiche accuse, che spesso terminano in abusi. L’Eurodeputata ha, inoltre, raccolto numerose storie di bambini sottratti alle famiglie dalla magistratura, perfettamente in linea con la tradizione storica da cui è nato il "mito rovesciato" per il quale sarebbero gli zingari a rapire i bambini ai sedentari e non il contrario.
Riguardo alla vicenda del presunto "rapimento" di una bimba, imputato ad una Rom sedicenne e all'origine del "pogrom" napoletano, l’On. Mohàcsi ha dichiarato che: "secondo la mia missione investigativa questa storia è falsa. La polizia non ne riporta traccia; non c'è alcuna indagine su questo caso". Va aggiunto che l'Italia non ha mai richiesto i fondi messi a disposizione dall'UE per l'integrazione dei Rom, rinunciando a risorse preziose per risanare una situazione di degrado e discriminazione ormai inaccettabile. "Devo dirvi che il Governo italiano appare forte con i deboli e debole con i forti" - ha detto la Mohacsi all'Europarlamento il 20 maggio scorso - "quando sollevano la questione sicurezza dovrebbero prima sollevare il punto del crimine organizzato di stampo camorrista. Intendono parlare della questione Rom per spostare l'attenzione dai reali problemi dell'Italia". E il PD? In dieci giorni l'opposizione dialogante italiana non ha ancora abbandonato gli argomenti della campagna elettorale, né ha pensato di far tesoro dell’indagine dell’Europarlamentare per proporre progetti di legge che vadano nella direzione dell’integrazione, piuttosto che della ghettizzazione. Aspettiamo un segno, ci starebbe bene anche un’ombra di proposta. Le dichiarazioni dell'Onorevole Mohacsi poste fra virgolette sono una nostra traduzione di quanto da lei esposto al Parlamento Europeo il 20 Maggio 2008 nel corso del dibattito "Situazione dei Rom in Italia".
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