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Editoriale

Can che abbia non morde

di Alessandro Pillitu

Passeggiando per strada si incontrano spesso cagnolini piccoli che, per dimostrare al mondo di esistere, cominciano ad abbaiare inferociti nei confronti di qualunque cosa si muova nelle loro vicinanze. Hanno molta più paura loro di quanti li avvicinano, ma fanno scena. E baccano.
In questi giorni di elevate discussioni giuridiche, alimentate dagli emendamenti presentati a sorpresa dalla maggioranza, in tanti hanno vestito i panni dei cagnolini ululanti.
Dopo aver annusato l’aria in cerca di un osso, i maestri del dialogo avevano pensato che il congelamento del vergognoso emendamento su “Rete4” rappresentasse una dimostrazione di forza dell’opposizione e della correttezza dell’atteggiamento conciliante.
Le pacche sulle spalle hanno prodotto la batosta delle amministrative siciliane, dove il PD è il terzo partito dietro il PDL e l’UDC.
Ora che sua Emittenza getta la maschera e mostra i reali interessi di questo scorcio di legislatura, i dirigenti-ombra ripropongono scenari aventiniani, appiattendosi sulla linea dipietrista e tornando al muro contro muro.
Complimenti, ci siamo guadagnati (forse) l’applauso di Travaglio e Grillo. O, per questa volta, non avranno di che rimproverarci.
Per il resto non ci siamo.
Abbiamo, pacatamente e serenamente, buttato all’aria tutto ciò che abbiamo sostenuto in campagna elettorale sul rapporto con la maggioranza.
Alzi la mano – o scriva alla nostra redazione – chi pensava che il Governo Berlsuconi quater, con la maggioranza più ampia mai vista nella storia della Repubblica, non avrebbe sfruttato l’occasione per sistemare alcuni conti pendenti con alcune Procure.
E non serve a niente cercare le colpe della rottura del dialogo. O si crea un nuovo tipo di opposizione, o è meglio ripensare in chiave critica una serie di filastrocche che ci ripetiamo da un po’ di tempo.
Partiamo da un dato: agli italiani le inchieste che coinvolgono i potenti interessano sempre meno. Sono passati i tempi delle monetine per Craxi all’Hotel Raphael.
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Scritto da Alessandro Pillitu   
Sunday 15 June 2008
Un fantasma si aggira per il Loft.
Al momento nessuno ha mai osato dichiarare pubblicamente di averlo visto distintamente, anche se, a microfoni spenti, molti ne fanno descrizioni allarmate.
Non ha forma umana, pare somigli più ad un’idea, ad una passione.
Al tempo dei partiti la chiamavano politica.
E’ innegabile che il caro “Uolter” abbia provato a ricacciarla in un angolo della storia assieme alla democrazia interna, ai gruppi dirigenti, alle discussioni congressuali.
E pareva che, oltre ad averci indotto a credere che in fondo non siamo nemmeno di sinistra, il segretario fosse riuscito sul serio a mettere in soffitta – o sotto il tappeto – questi rifiuti, altamente tossici per la Sua idea di partito.
Apprendere che quella cosa ancora resiste, nascosta nei meandri del Pd, no, proprio non gli va giù.
Negli ultimi giorni, poi, le apparizioni hanno assunto una cadenza quasi oraria, e lo costringono ad estenuanti voli pindarici, con prese di posizione tanto decise quanto vacue.
La migliore è quella relativa alla collocazione europea del nuovo Partito.
Di fronte alle richieste di chiarimento di Rutelli ed alle aperture del P.S.E., che fin da dicembre 2006 ha cambiato il proprio Statuto durante quello strano rito chiamato congresso, il nostro è riuscito a sostenere che il PD lavora per creare un campo di forze riformiste più ampio del P.S.E. e che «l’obiettivo è un campo mondiale di forze riformiste in Europa».
Verrebbe da dire “Alabarda Spaziale!”, ma Veltroni non è Goldrake.
A meno che “Uolter” non lavori segretamente per far entrare l’India in Europa, in modo tale da poter costituire un gruppo unico a Bruxelles con il Partito del Congresso, il progetto sembra un po’ fumoso, ed altrettanto difficile da realizzare in meno di un anno.
Già, perché tanto manca alle consultazioni europee, ed un grande partito, o presunto tale, dovrebbe spiegare ai propri elettori, e qualche volta anche ai propri iscritti, per cosa si batterà dai banchi del Parlamento Europeo.
Fra l’altro, nonostante le innegabili sconfitte subite in questi anni dai diversi partiti socialisti europei, qualcosa sembra muoversi, in senso positivo, tanto in Francia, dove Bayrou ha subito una pesante sconfitta, quanto in Germania, dove la SPD ha riconquistato fette importanti di consenso nelle ultime elezioni amministrative.
Per non parlare della Spagna, dove un sapiente dosaggio di investimento sulle giovani generazioni, sul sapere, e di aperture sui diritti civili è stata nuovamente premiata alle recenti elezioni politiche.
Perché, dunque, sostenere che il Partito del Socialismo Europeo non rappresenta quell’approdo riformista, a cui aspira “GoldValter”?
E cosa ne è degli impegni presi durante l’ultimo congresso dei DS?
Forse l’aver rinviato troppo a lungo una discussione necessaria, l’aver sostenuto contemporaneamente che saremo rimasti nel PSE (Fassino 22 aprile 2007) e che non ci saremo mai entrati (Franceschini, sempre 22 aprile 2007) ci ha portato a fare i conti con i nostri fantasmi.
Evocare le scissioni non serve a nulla.
Sostenere che un congresso si fa solo se si vuole mettere in discussione l’idea stessa del PD non serve a nulla.
E’ la politica, Walter, e non puoi farci niente.
 
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