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Un fantasma si aggira per il Loft. Al momento nessuno ha mai osato dichiarare pubblicamente di averlo visto distintamente, anche se, a microfoni spenti, molti ne fanno descrizioni allarmate. Non ha forma umana, pare somigli più ad un’idea, ad una passione. Al tempo dei partiti la chiamavano politica. E’ innegabile che il caro “Uolter” abbia provato a ricacciarla in un angolo della storia assieme alla democrazia interna, ai gruppi dirigenti, alle discussioni congressuali. E pareva che, oltre ad averci indotto a credere che in fondo non siamo nemmeno di sinistra, il segretario fosse riuscito sul serio a mettere in soffitta – o sotto il tappeto – questi rifiuti, altamente tossici per la Sua idea di partito. Apprendere che quella cosa ancora resiste, nascosta nei meandri del Pd, no, proprio non gli va giù. Negli ultimi giorni, poi, le apparizioni hanno assunto una cadenza quasi oraria, e lo costringono ad estenuanti voli pindarici, con prese di posizione tanto decise quanto vacue. La migliore è quella relativa alla collocazione europea del nuovo Partito. Di fronte alle richieste di chiarimento di Rutelli ed alle aperture del P.S.E., che fin da dicembre 2006 ha cambiato il proprio Statuto durante quello strano rito chiamato congresso, il nostro è riuscito a sostenere che il PD lavora per creare un campo di forze riformiste più ampio del P.S.E. e che «l’obiettivo è un campo mondiale di forze riformiste in Europa». Verrebbe da dire “Alabarda Spaziale!”, ma Veltroni non è Goldrake. A meno che “Uolter” non lavori segretamente per far entrare l’India in Europa, in modo tale da poter costituire un gruppo unico a Bruxelles con il Partito del Congresso, il progetto sembra un po’ fumoso, ed altrettanto difficile da realizzare in meno di un anno. Già, perché tanto manca alle consultazioni europee, ed un grande partito, o presunto tale, dovrebbe spiegare ai propri elettori, e qualche volta anche ai propri iscritti, per cosa si batterà dai banchi del Parlamento Europeo. Fra l’altro, nonostante le innegabili sconfitte subite in questi anni dai diversi partiti socialisti europei, qualcosa sembra muoversi, in senso positivo, tanto in Francia, dove Bayrou ha subito una pesante sconfitta, quanto in Germania, dove la SPD ha riconquistato fette importanti di consenso nelle ultime elezioni amministrative. Per non parlare della Spagna, dove un sapiente dosaggio di investimento sulle giovani generazioni, sul sapere, e di aperture sui diritti civili è stata nuovamente premiata alle recenti elezioni politiche. Perché, dunque, sostenere che il Partito del Socialismo Europeo non rappresenta quell’approdo riformista, a cui aspira “GoldValter”? E cosa ne è degli impegni presi durante l’ultimo congresso dei DS? Forse l’aver rinviato troppo a lungo una discussione necessaria, l’aver sostenuto contemporaneamente che saremo rimasti nel PSE (Fassino 22 aprile 2007) e che non ci saremo mai entrati (Franceschini, sempre 22 aprile 2007) ci ha portato a fare i conti con i nostri fantasmi. Evocare le scissioni non serve a nulla. Sostenere che un congresso si fa solo se si vuole mettere in discussione l’idea stessa del PD non serve a nulla. E’ la politica, Walter, e non puoi farci niente.
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