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Editoriale

Can che abbia non morde

di Alessandro Pillitu

Passeggiando per strada si incontrano spesso cagnolini piccoli che, per dimostrare al mondo di esistere, cominciano ad abbaiare inferociti nei confronti di qualunque cosa si muova nelle loro vicinanze. Hanno molta più paura loro di quanti li avvicinano, ma fanno scena. E baccano.
In questi giorni di elevate discussioni giuridiche, alimentate dagli emendamenti presentati a sorpresa dalla maggioranza, in tanti hanno vestito i panni dei cagnolini ululanti.
Dopo aver annusato l’aria in cerca di un osso, i maestri del dialogo avevano pensato che il congelamento del vergognoso emendamento su “Rete4” rappresentasse una dimostrazione di forza dell’opposizione e della correttezza dell’atteggiamento conciliante.
Le pacche sulle spalle hanno prodotto la batosta delle amministrative siciliane, dove il PD è il terzo partito dietro il PDL e l’UDC.
Ora che sua Emittenza getta la maschera e mostra i reali interessi di questo scorcio di legislatura, i dirigenti-ombra ripropongono scenari aventiniani, appiattendosi sulla linea dipietrista e tornando al muro contro muro.
Complimenti, ci siamo guadagnati (forse) l’applauso di Travaglio e Grillo. O, per questa volta, non avranno di che rimproverarci.
Per il resto non ci siamo.
Abbiamo, pacatamente e serenamente, buttato all’aria tutto ciò che abbiamo sostenuto in campagna elettorale sul rapporto con la maggioranza.
Alzi la mano – o scriva alla nostra redazione – chi pensava che il Governo Berlsuconi quater, con la maggioranza più ampia mai vista nella storia della Repubblica, non avrebbe sfruttato l’occasione per sistemare alcuni conti pendenti con alcune Procure.
E non serve a niente cercare le colpe della rottura del dialogo. O si crea un nuovo tipo di opposizione, o è meglio ripensare in chiave critica una serie di filastrocche che ci ripetiamo da un po’ di tempo.
Partiamo da un dato: agli italiani le inchieste che coinvolgono i potenti interessano sempre meno. Sono passati i tempi delle monetine per Craxi all’Hotel Raphael.
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Can che abbaia non morde PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Pillitu   
Sunday 22 June 2008
Passeggiando per strada si incontrano spesso cagnolini piccoli che, per dimostrare al mondo di esistere, cominciano ad abbaiare inferociti nei confronti di qualunque cosa si muova nelle loro vicinanze. Hanno molta più paura loro di quanti li avvicinano, ma fanno scena. E baccano.
In questi giorni di elevate discussioni giuridiche, alimentate dagli emendamenti presentati a sorpresa dalla maggioranza, in tanti hanno vestito i panni dei cagnolini ululanti.
Dopo aver annusato l’aria in cerca di un osso, i maestri del dialogo avevano pensato che il congelamento del vergognoso emendamento su “Rete4” rappresentasse una dimostrazione di forza dell’opposizione e della correttezza dell’atteggiamento conciliante.
Le pacche sulle spalle hanno prodotto la batosta delle amministrative siciliane, dove il PD è il terzo partito dietro il PDL e l’UDC.
Ora che sua Emittenza getta la maschera e mostra i reali interessi di questo scorcio di legislatura, i dirigenti-ombra ripropongono scenari aventiniani, appiattendosi sulla linea dipietrista e tornando al muro contro muro.
Complimenti, ci siamo guadagnati (forse) l’applauso di Travaglio e Grillo. O, per questa volta, non avranno di che rimproverarci.
Per il resto non ci siamo.
Abbiamo, pacatamente e serenamente, buttato all’aria tutto ciò che abbiamo sostenuto in campagna elettorale sul rapporto con la maggioranza.
Alzi la mano – o scriva alla nostra redazione – chi pensava che il Governo Berlsuconi quater, con la maggioranza più ampia mai vista nella storia della Repubblica, non avrebbe sfruttato l’occasione per sistemare alcuni conti pendenti con alcune Procure.
E non serve a niente cercare le colpe della rottura del dialogo. O si crea un nuovo tipo di opposizione, o è meglio ripensare in chiave critica una serie di filastrocche che ci ripetiamo da un po’ di tempo.
Partiamo da un dato: agli italiani le inchieste che coinvolgono i potenti interessano sempre meno. Sono passati i tempi delle monetine per Craxi all’Hotel Raphael.
La pubblicazione degli atti delle indagini ha soddisfatto le curiosità morbose dei lettori dei quotidiani – sempre meno numerosi – piuttosto che un sano e diffuso istinto di informazione. E spesso hanno avuto il solo effetto di mostrare vizi privati dei soggetti coinvolti, dei quali avremmo potuto francamente fare a meno, aumentando il senso di distanza fra cittadini e rappresentanti delle istituzioni.
Altro dato: il centro-destra ha una concezione fantasiosa del dialogo istituzionale. O si dice sì a quanto propongono, o si è bolscevichi. Ne abbiamo avuti floridi esempi (commissione bicamerale, legge Gasparri sul sistema televisivo, legge di riforma della Costituzione e così via), e nonostante tutto parte del centro-sinistra tenta ciclicamente, non senza errori, di riprendere il filo per poi lasciarlo nuovamente cadere.
Fa bene nel primo caso, secondo me.
Piaccia o meno, Berlusconi rappresenta metà dei cittadini e raccoglie consensi in tutte le fasce sociali e di età.
L’attuale differenza nel numero dei parlamentari non consente, fra l’altro, di sperare in un’opposizione forte nelle due Camere, a meno che la Lega non voti in pianta stabile contro il Governo che ha contribuito a formare. Nonostante Bossi e Calderoli, sembra improbabile.
Anzi, la granitica solidità della maggioranza lascia immaginare un futuro di provvedimenti adottati in poco tempo, con o senza il contributo delle opposizioni.
Sarà, quindi, meglio che i parlamentari del PD stiano ai propri posti quando si voterà in futuro su leggi importanti, senza uscite che concedono molto allo spettacolo ma poco alla politica.
Lasciamole a Di Pietro e ai suoi.
Preoccupiamoci, piuttosto, di rappresentare in Parlamento gli interessi dei cittadini, anche di quelli che non hanno votato per il centro-sinistra, e che si aspettano una legislatura di riforme e di confronto.
Allo stesso tempo il nuovo partito deve lavorare per (ri)trovare un rapporto organico con la società, tema non più rinviabile.
Nell’ultimo anno, il centro-sinistra ha progressivamente perso l’amministrazione di molti territori, fatto che denuncia l’incapacità di rappresentarne bisogni ed aspirazioni. E che ci rende molto meno credibili sul piano del confronto parlamentare, perché sempre meno in sintonia con il Paese.
Non sempre si è trattato di incidenti locali. Spesso è entrato in gioco un fattore di fiducia verso il centro-destra che prescinde dal tipo di consultazione elettorale e che non si recupera (solo) con le manifestazioni di piazza, per quanto salutari.
Se il PD sarà in grado di conciliare le due facce della medaglia, riacquisterà l’autorevolezza che, ad oggi, pochi riconoscono pienamente, e forse potrà impostare su un piano diverso i rapporti con l’attuale maggioranza, senza necessità di sbattere i pugni per mostrarsi intransigente.
Altrimenti continuerà a fare la figura del cagnolino, legato al guinzaglio del padrone, che abbaia forsennato per mostrarsi più cattivo di quanto non sia.
 
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