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		<title>Joomla! powered Site</title>
		<description>Joomla! site syndication</description>
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		<title>Powered by Joomla!</title>
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		<title>Nuove Forme Poetiche in città</title>
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		<description>&amp;ldquo;Il coraggio, l&amp;#39;audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia&amp;rdquo;. Era il 1909 quando Filippo Tommaso Marinetti scriveva queste parole per quello che sarebbe diventato il Manifesto Futurista. Oggi, nel 2008, sembrano tornate attuali. Roma da qualche mese &amp;egrave; governata da un&amp;rsquo;amministrazione di centrodestra.   Gianni Alemmano e la sua giunta devono sentirsi effettivamente molto coraggiosi, audaci e ribelli, soprattutto grazie a quel 53,7% che ne ha decretato la vittoria nelle ultime elezioni amministrative.  Il coraggio, virt&amp;ugrave; umana, si concretizza purtroppo solamente in slogan elettorali che, coraggiosamente, incitano alla difesa della sicurezza personale. Prima si dibatteva su questioni di diritti civili (ricordate i &amp;ldquo;pacs&amp;rdquo;? Poi sono venuti i &amp;ldquo;dico&amp;rdquo;; poi, proprio perch&amp;eacute; fondamentali per l&amp;rsquo;ex governo, non se n&amp;rsquo;&amp;egrave; fatto pi&amp;ugrave; nulla); oggi ci preoccupano di pi&amp;ugrave; i diritti umani, che sembra possano essere calpestati in assoluta libert&amp;agrave;, anche grazie al ministro Maroni. Non si pu&amp;ograve; certo dire che questa amministrazione non parli alla pancia dei cittadini: rimane aperto il dubbio su cosa sia reale e quanto invece sia una semplice percezione amplificata dai pi&amp;ugrave; bassi istinti umani.    </description>
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		<dc:date>2008-07-08T21:43:06+01:00</dc:date>
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		<title>TI TELEFONO O NO?</title>
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		<description>Il ritornello di una fortunatissima canzone degli anni 80 sembra scritto, per quello che ci troviamo a sentire, da una veggente. Se la voce della Nannini fosse sostituita da quella dei protagonisti delle inchieste da ombrellone, che tanto appassionano gli italiani, nessuno si accorgerebbe del plagio. E non per svilire il lavoro della Gianna nazionale, piuttosto per il bombardamento mediatico che tormenta le nostre orecchie.Come al solito si indica la pagliuzza senza accorgersi delle travi, che sembrano parecchie e difficili da sradicare dagli occhi degli osservatori.Affermare che le intercettazioni sono fondamentali per le indagini relative a buona parte dei delitti commessi nel nostro Paese &amp;egrave; abbastanza banale. Attaccarsi alla libert&amp;agrave; di stampa per pubblicare di tutto, anche ci&amp;ograve; che dovrebbe essere eliminato dal materiale investigativo, &amp;egrave; abbastanza ipocrita.Cosa rendere noto allora? E in che momento? That&amp;rsquo;s the question!</description>
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		<dc:date>2008-06-18T10:50:43+01:00</dc:date>
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		<title>È venuto Bush e non so che pensare</title>
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		<description>Arriva Bush e non ho niente da leggere, si intitolava uno speciale del compianto Diario in occasione della celebre visita a Roma del presidente americano nel maggio 2004. A quattro anni di distanza l&amp;#39;evento si &amp;egrave; ripetuto, con uguale dispiegamento di forze di sicurezza e assai minor partecipazione di popolo. Segno, questo, di scarsa vitalit&amp;agrave; sia del  movimento  sia di una presidenza ormai sul viale di uno scialbo tramonto.Quattro anni fa le cose erano abbastanza chiare. Il comandante in capo col quinto Q.I. pi&amp;ugrave; basso della storia, sulla spinta della brancaleonica impresa d&amp;#39;Iraq, che pure gi&amp;agrave; mostrava i primi segni del disastro, si avviava a sconfiggere il re del ketchup ed essere eletto con la pi&amp;ugrave; ampia maggioranza di sempre.Nella citt&amp;agrave; dei sette colli, il presidente degli Stati Uniti veniva a rinsaldare l&amp;#39;alleanza con un governo berlusconi a met&amp;agrave; mandato, in discesa libera verso la sconfitta del 2006 e, in politica estera, gravato dall&amp;#39; eredit&amp;agrave; dell&amp;#39;attentato di Nassiriya, ma con ancora due anni di potere davanti e la possibilit&amp;agrave; di muovere uomini e denari secondo i desiderata americani.Intorno una colorita ed agguerrita moltitudine di contestatori: il movimento per la pace alla sua massima espansione.L&amp;#39;evento quindi, era pieno di significato politico: sul piano internazionale, Bush trovava un solido appoggio (uno fra i pochi) e Berlusconi la legittimazione di una politica estera molto celebrata, ma di assai corto respiro; sul piano interno si allargava il solco tra la maggioranza parlamentare e un opinione pubblica diffusamente ostile all&amp;#39;impegno bellico in Mesopotamia.Ma oggi? Che senso ha, ha avuto questo incontro nella piovosa primavera 2008?Il comandante in capo si presenta con brutte notizie per il suo alleato euromediterraneo fresco di ri-ri-elezione: non c&amp;#39;&amp;egrave; niente da fare, un posto per l&amp;#39;Italia nel prestigioso (ma inutile?) gruppo di mediazione sul nucleare iraniano proprio non si trova.</description>
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		<dc:date>2008-06-12T10:29:37+01:00</dc:date>
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		<title>Le ipocrisie dietro la fame nel mondo</title>
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		<description>Il vertice Fao ha fatto molto discutere per la presenza, definita &amp;ldquo;incresciosa&amp;rdquo; da Gordon Brown, del Presidente iraniano Ahmadinejad e di quello dello Zimbabwe Mugabe.Questo certamente non ha giovato all&amp;rsquo;immagine di un vertice mondiale gi&amp;agrave; di per s&amp;eacute; molto problematico.Ma pensare che il problema maggiore del Summit Fao, provenisse da presenze sicuramente &amp;ldquo;oscene&amp;rdquo;, &amp;egrave; a dir poco ipocrita.Ipocrita, perch&amp;eacute; tenta di nascondere il problema al quale questo vertice &amp;egrave; stato chiamato a rispondere, la crisi derivante dall&amp;rsquo;impennata dei prezzi dei beni alimentari e di cui &amp;egrave; incapace di elaborare una soluzione credibile.Si potrebbe iniziare a discutere dalla quasi inutilit&amp;agrave; di un&amp;rsquo;istituzione, la Fao, che utilizza una quota importante delle sue risorse solo per il funzionamento della propria macchina organizzativa, e che poco pi&amp;ugrave; di 10 anni fa si era data l&amp;rsquo;obiettivo di dimezzare il numero di persone (800 milioni) che vivevano e vivono tuttora (anzi, sono aumentate) sotto la soglia della sussistenza. Oppure, si potrebbe parlare di come la comunit&amp;agrave; internazionale abbia deciso di affrontare il problema della povert&amp;agrave; nel mondo, affidandolo all&amp;rsquo;opera caritatevole dei progetti finanziati dalla Banca Mondiale o di qualche ONG, poco efficaci e spesso non coordinati tra loro, mentre contemporaneamente il protezionismo di Stati Uniti, Europa e Giappone, in particolare nel settore agricolo, crea danni economici pi&amp;ugrave; elevati dei sussidi dati ogni anno in aiuti allo sviluppo.Le ipocrisie da elencare sono tante, ma per rimanere al vertice di Roma credo sia opportuno partire dalla situazione attuale, quindi dall&amp;rsquo;impennata dei prezzi dei generi alimentari, che sta mettendo in ginocchio non solo i paesi africani, sempre pi&amp;ugrave; isolati dalla globalizzazione e dal processo di sviluppo economico, ma anche una larga fascia delle popolazioni nei paesi emergenti.</description>
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		<dc:date>2008-06-08T19:12:24+01:00</dc:date>
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		<title>Un problema nostro</title>
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		<description>Una vecchia barzelletta ebraica racconta di un tizio che ogni giorno prende l&amp;#39;ascensore con un collega che, giunto al suo piano, gli sputa in un occhio e se ne va. Interrogato dopo mesi sul perch&amp;eacute; questo accada e, soprattutto, del perch&amp;eacute; non reagisca mai all&amp;#39;aggressione, il tizio risponde: chiedetelo al mio collega, &amp;egrave; un problema suo .La societ&amp;agrave; democratica italiana, e specialmente romana, invece, ha una linea di condotta radicalmente diversa. Quando &amp;egrave; aggredita dal neofascismo o dal revisionismo pi&amp;ugrave; bieco, anzich&amp;eacute; reagire o tirar dritta per la propria strada, si rivolge verso gli Ebrei, chiedendo che dirimano il contenzioso. Come a dire:  &amp;egrave; un problema loro .Quando si &amp;egrave; dovuta certificare la bont&amp;agrave; dell&amp;#39;opera precipitosa, incompleta ed ambigua di defascistizzazione del MSI., l&amp;#39;Italia, invece di aprire un dibattito sui tempi e modi dell&amp;#39;accesso all&amp;#39;arco costituzionale dei post-fascisti, ha delegato alla comunit&amp;agrave; ebraica il compito di fornire il bollino blu del definitivo sdoganamento. L&amp;#39;impatto negativo del fascismo &amp;egrave; stato cos&amp;igrave; ridotto alla sola persecuzione razziale, con buona pace della persecuzione degli oppositori, della soppressione violenta della democrazia parlamentare, della libert&amp;agrave;, della guerra. Superato l&amp;#39;antisemitismo, superato tutto.Uno dei risultati perversi dell&amp;#39;assenza di una seria riflessione nazionale sul fascismo e sul suo ripudio &amp;egrave; stato, a puro titolo di esempio, il fatto che il ministro degli esteri Gianfranco Fini, anzich&amp;eacute; chiedere perdono agli ebrei italiani per quanto i fascisti avevano fatto loro (a nome degli ex-fascisti), ha chiesto scusa ad Israele per quanto gli Italiani hanno fatto agli Ebrei a nome di tutti i medesimi Italiani (Ebrei inclusi, se non vogliamo privarli della nazionalit&amp;agrave; come fece la R.S.I.).</description>
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